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2007 - Palude Groi - Aiello del Friuli (UD)

foto K. Kravos

a cura di Tarcisio Zorzenon

In collaborazione con l'amico Marco Luca, insieme da anni impegnati nei lavori per la gestione del biotopo dei "Groi", abbiamo ritenuto opportuno attivarsi con un'azione di volontariato per lo sfalcio e raccolta della sterpaglia presso la palude stessa al fine di evitarne l'inarbustimento e di conseguenza la perdita di specie floro-faunistiche di notevole interesse per l'area. L'azione è stata svolta nel febbraio-marzo del 2007.

BREVE CRONISTORIA E DESCRIZIONE DELL'AREA

A partire dal 1999 sono iniziate le indagini floristiche e faunistiche in una piccola torbiera ed alcuni lembi di vegetazione naturale (in totale solo pochi ettari) siti in comune di Aiello del Friuli, allora minacciati dalla pioppicoltura e/o da altre forme di agricoltura intensiva. Caratteristica dell'area è la presenza del Giunco nero - Schoenus nigricans, in friulano "Groi".  Pochi appassionati si sono dedicati alle ricerche ed  è subito emerso che l'area ospita specie di rilevante interesse conservazionistico. L'area infatti ospita specie floristiche, anche rare, tipiche delle torbiere della pianura friulana e che vanno ormai considerate dei relitti degni di tutela (citiamo ad esempio Plantago altissima, Iris sibirica, Gladiolus palustris, Epipapctis palustris, ecc). Anche le ricerche sulla fauna hanno fornito dati di tutto rilievo poiché l'area ospita diverse specie di micromammiferi, rettili ed anfibi (vi sono state censite almeno 20 specie di mammiferi e 18 fra rettili ed anfibi). L'osservazione e l'inanellamento degli uccelli hanno invece rivelato al presenza di circa 140 specie. Di un certo interesse anche i risultati scaturiti dalle indagini su Lepidotteri (circa 35 specie) ed Odonati (16 specie). Molte delle specie floristiche e faunistiche presenti in loco sono comprese negli allegati II e/o IV della Direttiva 92/43/CE (Direttiva Habitat), nelle Liste Rosse nazionali o regionali e, per quanto riguarda gli uccelli, sono diverse le specie ricomprese negli allegati della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva Uccelli).

Tali dati sono stati di supporto alla richiesta di istituzione di un "biotopo" e la Regione con decreto del 17.11.2000 ha sancito la tutela dell'area denominata "Biotopo Torbiera Groi". Visti i dati di cui eravamo in possesso e che l'area era finalmente stata sottoposta ad una prima forma di tutela bisognava ora dare inizio a forme attive di protezione degli habitat e delle specie presenti in loco. E' così iniziata l'attività di "restauro" delle aree prative, sottraendole all'incespugliamento ad opera dei rovi o di specie alloctone come l'amorfa. Gli sfalci su superfici di qualche decina di mq., effettuati per prova durante il primo anno producevano buoni risultati fin dall'anno successivo e la cosa incoraggiava l'aumento, di anno in anno, delle superfici da sottoporre agli interventi di taglio.

Ma in cosa consistono tali "buoni risultati"? Basta dire che all'inizio potevamo contare solamente 2 o 3 esemplari di Primula farinosa ed ora se ne possono osservare alcune decine, la Parnassia palustre contava alcune decine di esemplari mentre ora ce ne sono centinaia. La superficie a prati è quindi aumentata facendo tornare alcune specie floristiche che si pensava estinte nell'area. Sulle stesse superfici è inoltre aumentata la presenza dei Lepidotteri.

Quanto sopra è solamente un brevissimo riassunto sulla ricchezza, in termini naturalistici, della torbiera del Groi ed anche gli interventi qui descritti, fin'ora attuati quasi nella totalità da un gruppo di amici, sono solo un esempio.

Gladiolus palustris - Foto Kravos